Da Wartsila a Tirso. Trieste ritorni a puntare sul settore industriale
La crisi industriale a Trieste è ormai un dato acquisito e porterà un impatto sempre più significativo sull’economia e sulla società del nostro territorio. La crisi della Tirso e la notizia della chiusura delle trattative da parte di Roncadin sono la dimostrazione plastica della necessità di uscire da una logica di risoluzione delle singole crisi industriali che continuano a palesarsi ciclicamente sul nostro territorio, per affrontare in maniera programmatica e organica il tema più generale dello sviluppo industriale che si vuol garantire alla nostra città.
Il problema della perdita dei posti di lavoro è infatti strutturale, così come l’esigenza di uno sviluppo maggiormente focalizzato sul comparto manifatturiero, che offre moltiplicatori di attività e benefici economici diffusi infinitamente superiori a quelli di comparti il turismo, il terziario e il commercio.
La stessa soluzione individuata per una crisi come quella della Wartsila, pur apprezzabile e doverosa, non ha rappresentato per Trieste una chiusura positiva in senso assoluto della vertenza. La perdita della motoristica rimane infatti un’eresia per una regione che può contare sulla presenza di Fincantieri, il più grande player mondiale della cantieristica navale, e dobbiamo essere consapevoli che la produzione di motori è attività ben più strategica e di valore aggiunto superiore rispetto alla componentistica di vagoni merci, seppur 5.0.
C’è la necessità di aprire una nuova fase larga di confronto tra soggetti istituzionali, politica e corpi intermedi, per accompagnare il nostro territorio in politiche di rilancio di un’area industriale in crisi come la nostra che, negli ultimi vent’anni, ha visto indebolirsi quasi tutti i comparti e ne ha persi di interi, come ad esempio l’agro-industria. La Cgil e le sue categorie sono e saranno a fianco di tutte le lavoratrici e i lavoratori delle aziende in crisi, senza dimenticarsi che le risoluzioni delle medesime passano non soltanto attraverso l’impegno alla riqualificazione dei siti dal punto di vista industriale e alla rioccupazione del personale , ma richiedono anche una risposta strutturale che ad oggi è totalmente assente e che non può prescindere da un ragionamento d’insieme, collegato anche allo sviluppo del porto e delle aree retroportuali.
Cgil Trieste, il segretario generale
Massimo Marega
