Servizio idrico, chiarezza sul futuro di Acegas-Aps-Amga

«La gara ad evidenza pubblica appare la soluzione che permetterà di garantire, nell’immediato futuro e in prospettiva, da un lato elevati standard qualitativi dei servizi gestiti da AcegasApsAmga, dall’altro il mantenimento dei livelli occupazionali e la salvaguardia delle importanti professionalità presenti all’interno dell’azienda, eredità di una storia lunga cent’anni». È la posizione espressa dalla Cgil Fvg, attraverso le voci del segretario generale Michele Piga e di Fabrizio Zacchigna, referente della Filctem Cgil, in merito alla ventilata ipotesi di scorporazione del servizio idrico dalla multiutility triestina, la cui concessione scade a fine 2027, in vista del passaggio a una gestione in house e di una fusione con Cafc.
Il disegno, al centro le scorse settimane di una serie di indiscrezioni di stampa e finalizzato, a quanto si è detto, alla creazione di una ipotetica multiutility regionale dell’acqua e dei rifiuti, lascia a dir poco scettica la Cgil, che sollecita una chiara presa di posizione dei Comuni, titolari del servizio, per «sgomberare il campo da ipotesi fuorvianti, capaci solo di generare incertezza e proccupazioni tra i cittadini e i lavoratori», sostengono Piga e Zacchigna. «In questi anni – spiegano i due sindacalisti – AcegasApsAmga ha messo a disposizione dei territori le migliori competenze e ha creato un modello d’impresa che guarda all’innovazione e crea un valore aggiunto per i lavoratori. Ne sono dimostrazione la progettazione e l’esecuzione del nuovo depuratore di Servola, recentemente classificato come il migliore d’Italia da Arera, e la presentazione di un piano d’investimenti molto ambizioso che punta a ridurre sprechi e dispersioni. Va tenuto conto, inoltre, che il servizio idrico e i relativi investimenti riguardano un territorio dalla conformazione molto particolare, che si sviluppa dalla zona costiera all’Altipiano carsico, servendo sia piccoli comuni che un centro abitato ad alta densità abitativa».
Fattori, questi, che incidono anche sul divario tariffario tra Trieste e il resto della regione, che difficilmente potrà essere ridotto con nuove architetture societarie, anche perché, rimarcano Piga e Zacchigna, «il metodo tariffario viene definito e certificato dall’Ausir, l’autorità regionale di regolazione dei servizi acqua e rifiuti, chiamata a breve ad avviare la procedura per determinare quale sarà la tipologia di gestione e la durata della convenzione». Da qui il no della Cgil «a soluzioni improbabili e dichiarazioni strumentali, per concentrare il dibattito e il confronto sulla scelta delle strategie più adatte alle caratteristiche e agli interessi del territorio giuliano e capaci nello stesso tempo di garantire gli standard di servizio, i livelli occupazionali, le competenze e le tutele contrattuali sviluppate attraverso una lunga storia di contrattazione aziendale».