Stallo dei lavori a Cattinara: disagi per pazienti, lavoratori e visitatori

Il segretario generale della Cgil Trieste, Massimo Marega, nella conferenza stampa tenuta assieme alle segreterie provinciali di Fillea, Fp e Spi, ha puntato il dito sui lavori fermi all’ospedale di Cattinara e espresso grande preoccupazione sulla vicenda che interessa il gruppo Rizzani de Eccher, che ha il cantiere in appalto e che ha chiesto al Tribunale di Trieste il “concordato in continuità”. «Lo stallo dei lavori per l’ampliamento dell’ospedale di Cattinara – ha detto Marega – rischia di trasformare l’ospedale in una sorta di cantiere a cielo aperto e porta a diverse problematiche che si intersecano interessando chi è utente dell’ospedale, chi vi lavora, e la sicurezza stessa della struttura. L’edificio, progettato negli anni ’60 e completato negli ’80, nasce già con limiti strutturali: una costruzione verticale che complica lo sgombero in caso di emergenza. Quindi i lavori, che contemplano anche collegamenti tra le torri, diventano essenziali».
Per il segretario generale della Cgil Trieste «i ritardi accumulati negli anni, anche nella gestione precedente affidata a Clea, hanno complicato la situazione. Alcuni passaggi avrebbero potuto concludersi più rapidamente, ma non tutte le responsabilità erano imputabili alla Clea. Ora il piano B è rappresentato da Rizzani de Eccher. Ci auguriamo che il concordato in continuità venga approvato e i lavori proseguano senza ulteriori interruzioni. Senza continuità rischiamo un ospedale che, anche completato, rimane superato rispetto ai criteri moderni di progettazione. Ma se il concordato non dovesse essere approvato, esiste un eventuale piano C?».
Daniela Bais, segretaria dello Spi Cgil di Trieste, sottolinea il disagio di pazienti, utenti, familiari, visitatori in accesso a Cattinara: «C’è un cantiere in corso, i lavori sono necessari e nessuno lo mette in dubbio, anzi servono per ammodernare l’ospedale e per metterlo in sicurezza. Ma l’allungamento dei tempi ha delle ripercussioni: le persone soffrono dei disagi a partire dai parcheggi esterni spesso non disponibili; le persone anziane o con ridotta mobilità, che sono quelle su cui bisogna avere maggiori attenzioni, si ritrovano a fare percorsi molto lunghi, molto spesso non chiari, privi di segnaletica e continuamente modificati; ci sono rampe, dislivelli, ascensori sovraffollati di persone che perdono l’orientamento, non riescono a trovare l’ambulatorio o il reparto dove devono recarsi. E questo a volte può voler dire saltare la visita se si arriva troppo tardi».