Porto Vecchio, una tragedia che interroga le coscienze

La morte di due giovani nell’incendio di Porto Vecchio è una tragedia che deve interrogare tutta la comunità civile di Trieste, del Friuli Venezia Giulia e del Paese sul tema dell’accoglienza. È una questione umanitaria irrisolta da sempre, lungo tutte le rotte che portano i migranti dal cosiddetto sud del mondo verso l’Europa e l’Occidente, in cerca di una via di fuga dalla povertà dalle guerre, dalle persecuzioni, di una speranza per il futuro.

Una questione epocale, che continua a non trovare risposte strutturali, guidate da un’idea di accoglienza e integrazione. Di tutt’altro tenore la risposta che sta dando Trieste, dove l’accoglienza ha ceduto il passo a una logica inumana e securitaria, quasi che invece di persone si parlasse di polvere da nascondere sotto i tappeti. A rendere ancor più crudele e paradossale quanto è accaduto, il fatto che la tragedia si sia consumata in un momento in cui la rete di ricezione e accoglienza del territorio offre decine di posti non utilizzati.

Chi governa la città e la regione finge di non vedere, continua a mettere la testa sotto la sabbia, confinando in un limbo di oblio e di indifferenza centinaia di richiedenti asilo e ostacolando, per di più, l’impegno volontario di chi, persone e associazioni, continua a sopperire alle lacune e all’inerzia delle istituzioni. Confidiamo che la manifestazione di questa sera, che vedrà presente anche la Cgil, possa segnare finalmente un punto di svolta e mettere fine a questa lunga, tragica stagione di indifferenza.

Massimo Marega, segretario generale Cgil Trieste

                                                                       Michele Piga, segretario generale Cgil Fvg