Martedì 26 maggio presidio e fiaccolata contro il Ddl sulla sicurezza

Per protestare contro l’approvazione del Ddl sicurezza alla Camera, martedì 26 maggio si svolgerà  un presidio dalle ore 18.30 sotto la Prefettura di p.za Unità , e poi da lì alle 19.30 partirà  una fiaccolata che raggiungerà  piazza Ponterosso passando per piazza Goldoni.
L’approvazione del DdL sicurezza alla Camera con 
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voto di fiducia, infatti, ha suscitato sdegno e preoccupazione in tutto il territorio.
A Trieste la Cgil si è fatta appunto promotrice di una fiaccolata, riuscendo a coinvolgere sindacati, partiti e il mondo dell’associazionismo che si occupa di immigrazione.

I motivi che ci spingono a manifestare il nostro dissenso al progetto di governo sull’immigrazione sono molteplici.
Si parla di emergenza immigrazione: in realtà  l’immigrazione esiste in Italia dal 1987, ed è in continua crescita. Cresce per molteplici ragioni, di ordine umano, sociale, economico, demografico. 
La politica dell’immigrazione dovrebbe ispirarsi ad un approccio realistico che favorisca l’accesso a canali di ingresso regolare, dia stabilità  ai soggiorni, favorisca ricongiungimenti e valorizzi le diversità  culturali, religiose.
All’opposto, oggi è la politica legislativa stessa a creare insicurezza e a fabbricare paure, sia per gli italiano che per gli stranieri, pregiudicando il futuro stesso del paese, creando società  separate, e costringendo migliaia di lavoratori, famiglie e aziende, a vivere in clandestinità .
La tolleranza zero attuata da questo governo, non ha risolto alcun problema, nonostante un dispendio di risorse economiche crescenti che vengono tolte alle politiche per l’integrazione, e che paradossalmente vengono tolte anche agli organici di polizia per seguire effettivamente la repressione dei reati.
Oggi gli stranieri vengono trattati sempre più come “non persone”, destinatari di misure di diritto speciale, che ricordano pagine buie della storia del 900.

 


 

In particolare:
La previsione del delitto d’ingresso e soggiorno irregolare porta a sanzionare penalmente non un comportamento da chiunque attuato, italiano o straniero, che sia lesivo di beni primari, ma una semplice condizione individuale di esistenza, la condizione del migrante. Si tratta di norme inutili sul piano dell’efficacia con conseguenze altresì pesanti sull’attività  degli uffici giudiziari e di polizia, in quanto sottraggono risorse al vero controllo dei reati contro l’incolumità  e la libertà  delle persone.
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L’obbligo di denuncia in carico ai pubblici ufficiali della sola presenza di uno straniero irregolare, oltre a creare nella società  un clima di delazione generalizzata, spingerà  sempre più le comunità  degli stranieri, anche quelli regolari, a chiudersi in gruppi separati per difendersi. La società  rischia quindi di strutturarsi per gruppi paralleli, minando il principio della coesione sociale.
L’allungamento a 6 mesi della detenzione amministrativa nei CIE appare abnorme perché si configura come una vera e propria pena, senza le garanzie del sistema penale. Inoltre non può essere efficace, ed è destinato a colpire indiscriminatamente qualsiasi situazione di irregolarità  senza distinzione di gravità .
Le nuove disposizioni rischiano persino di rendere impossibile la registrazione dei neonati e il riconoscimento dei figli nati da genitori senza permesso di soggiorno, violando il diritto dell’identità  dei bambini riconosciuto dalle convenzioni internazionali.
L’istituzione delle ronde, sostenute con fondi pubblici, interferiscono impropriamente con i compiti di controllo, propri degli organismi statali deputati, e il cui operato va al caso razionalizzato.
Il consenso popolare che il governo ha saputo  sollevare è basato su una politica demagogica, che ha spostato l’attenzione dai veri problemi del paese, mafia, crisi economica, inefficienza, mancanza di politiche a sostegno del lavoro, giocando sulla disinformazione e sulle paure ancestrali.
E’ noto infatti che le violenze sulle donne avvengono per la maggior parte all’interno di mura domestiche, ad opera di connazionali, e che molti dei sostenitori di questi provvedimenti utilizzano dei lavoratori immigrati per sopperire alle esigenze quotidiane (chi di noi non mangia pomodori, non ha un aiuto domestico, o un aiuto per un anziano in famiglia, o non si è fatto costruire o ristrutturare la casa da  operai stranieri??).
Con questo Disegno di Legge si criminalizzano gli stranieri, senza ricordare che creano il 10% del PIL, che è grazie alle nascite di bambini stranieri che il tasso di natalità  in Italia si è rialzato a 1,44, che contribuiscono con 4 miliardi di tasse al nostro welfare, che hanno il 19% dei contratti d’affitto privati e l’8% delle case di proprietà .

 


 

Quest’iniziativa è sostenuta da
ACLI –  ARCI –  ASGI –  CGIL –  CISL –  COMITATO PACE, CONVIVENZA E SOLIDARIETA’ DANILO DOLCI –  COMITATO TRIESTINO NOI NON SEGNALIAMO –  COMUNITA’ SAN MARTINO AL CAMPO –  CSI –  EMERGENCY DI TRIESTE ““ ICS –  PD – PRESIDENTE DELL’ANPI – VZPI TRIESTE –  RC –  RETE PER I DIRITTI DI CITTADINANZA – SINISTRA E LIBERTA’ – TAVOLA REGIONALE DELLA PACE – UIL.