Equità fiscale, sanità, lotta al precariato: le ragioni dello sciopero generale
Più giustizia fiscale, tutelando lavoratori e pensionati, a partire dal sostegno ai redditi medio-bassi e dalla restituzione del fiscal drag. Il rinnovo di tutti i contratti di lavoro privati e risorse aggiuntive per i il rinnovo dei contratti pubblici. Il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, una maggiore flessibilità e l’estensione della quattordicesima per i pensionati. Il rafforzamento del welfare e di tutto il sistema pubblico dei servizi, dalla sanità all’istruzione, dalle politiche per la casa al trasporto pubblico. Il contrasto della precarietà e del lavoro povero, unito a politiche industriali per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, governando la transizione ambientale e digitale. È quanto chiede la Cgil al Governo e al Parlamento, è quello che manca nel disegno di legge di bilancio 2026 varata dall’esecutivo.
Da qui la proclamazione dello sciopero generale del 12 dicembre, indetto per l’intera giornata di lavoro e per tutti i settori pubblici e privati. Tra i temi centrali, come detto, quello dell’equità fiscale, uno dei punti più critici di una finanziaria che agli operai porterà meno delle briciole: il beneficio fiscale medio per gli operai, secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sarà di appena 23 euro, contro i 440 euro dei dirigenti. Il Governo, insomma, continua a premiare i redditi medio alti e a non toccare gli evasori. Nulla neppure sulla restituzione del fiscal drag, la tassa occulta sull’inflazione che in 3 anni ha comportato un aumento complessivo di 25 miliardi della pressione fiscale.
Assenti anche misure per rafforzare la stabilità e la sicurezza del lavoro, migliorare l’assistenza ai non autosufficienti, garantire il diritto alla casa delle fasce più deboli, favorire il rinnovo dei contratti di lavoro: interventi che potrebbero essere finanziati dalla lotta all’evasione, l’aumento della tassazione sugli extraprofitti e un contributo di solidarietà dell1’% sui grandi patrimoni finanziari genererebbe infatti un gettito di 26 miliardi all’anno. Risorse insufficienti anche sulla sanità: la spesa sanitaria rispetto al Pil, a dispetto dell’aumento nominale, nell’arco del triennio 2026-28 scenderà infatti al 6%, molto al di sotto della media dei principali Paesi europei.
