Il futuro è già qui: la Tre Giorni Cgil si chiude parlando di crisi climatica
Sabato 13 giugno nel Roseto del Parco di San Giovanni, a conclusione della Tre Giorni Cgil, ci si ritroverà dopo la visione di 20 grammi per provare a capire cosa significhi davvero vivere — e lavorare — in un mondo che cambia più in fretta di noi. Il dibattito si intitola IL FUTURO È GIÀ QUI!, perché non si parla di un domani lontano, ma di un presente che ci attraversa ogni giorno: nelle scelte che facciamo, nei limiti che incontriamo, nelle trasformazioni che stanno ridisegnando il lavoro, l’energia, le comunità.
Attorno al tavolo siedono voci diverse, competenze diverse, sguardi diversi
ALOIS BONIFACIO, professore associato in Chimica per le Tecnologie presso il dipartimento di ingegneria e architettura dell’Università di Trieste
VANNI LUGHI, professore ordinario di Scienza dei materiali presso il dipartimento di ingegneria e architettura dell’Università di Trieste
SERGIO PERSOGLIA ingegnere già direttore di dipartimento dell’OGS (istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale) e Segretario Generale di CO2GeoNet, il network di eccellenza europeo sullo stoccaggio geologico dell’anidride carbonica
ANDREA MODOTTO, segretario regionale FILCTEM FVG
Modera, STEFANO MILANI, giornalista e direttore di Collettiva
Con loro ci chiederemo se la transizione ecologica crea lavoro o lo distrugge, e come si tiene insieme il diritto all’ambiente e il diritto al lavoro senza contrapporli. Parleremo di industrie che devono cambiare e di competenze che devono nascere, di aziende che rischiano di delocalizzare e di tecnologie che promettono di ridurre le emissioni. Ci interrogheremo sul mix energetico del futuro, sul ruolo del nucleare di nuova generazione, sulle nuove dipendenze che rischiamo di creare passando dai combustibili fossili ai materiali critici.
Racconteremo cosa significa davvero catturare la CO₂, come funziona lo stoccaggio, quali rischi comporta e perché questa tecnologia non è ancora diffusa ovunque. E poi guarderemo più lontano: all’intelligenza artificiale che accelera la scoperta di nuovi materiali, alla geopolitica dell’energia, alle nuove gerarchie globali che la transizione sta già ridisegnando. Infine, torneremo alla domanda più semplice e più difficile: quanto possiamo incidere, noi, con i nostri gesti, le nostre scelte, il nostro lavoro? E come si racconta una crisi climatica senza paralizzare, ma generando movimento, responsabilità, comunità.
È una serata di domande più che di risposte. Una serata per capire che il futuro non è un luogo da aspettare, ma un luogo da costruire — insieme.

