Call-center: in Italia più di un terzo degli addetti a rischio. L’allarme di Trieste

Un tavolo nazionale di crisi per il settore dei call center, al centro di una profonda ristrutturazione anche nel nostro Paese, legata al crescente impiego dell’intelligenza artificiale per i servizi di informazione e assistenza ai clienti. È quanto chiedono anche a Trieste i lavoratori del comparto, che questa mattina si sono riuniti in assemblea davanti alla Prefettura, in Piazza Unità d’Italia.
L’assemblea, che ha visto una massiccia presenza dei dipendenti locali di Speakly srl, uno dei principali gruppi italiani del comparto Crm-Bpo (Custormer relationship management e Business process outsourcing), è stata convocata dalle segreterie provinciali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uil Fpc, nell’ambito di una mobilitazione nazionale lanciata per denunciare la difficile situazione del settore, che conta attualmente circa 35 mila addetti, oltre un terzo dei quali a rischio occupazionale.
La rapida diffusione di chatbot, assistenti virtuali e altri sistemi basati sull’intelligenza artificiale, sta trasformando profondamente il settore, senza che siano stati predisposti strumenti adeguati per accompagnare la transizione e tutelare l’occupazione. In tutta Italia, secondo le stime dei sindacati di categoria, sono circa 15 mila i lavoratori potenzialmente coinvolti dalla riorganizzazione, con oltre 3 mila posizioni già interessate da situazioni di crisi e 1.500 licenziamenti già previsti entro il 2026.
Ad aggravare il quadro «plateali disapplicazioni delle più elementari normative di legge, quali la clausola sociale, il rispetto delle tabelle ministeriali sul costo del lavoro, l’applicazione di contratti sottoscritti dalle associazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative». Criticità, queste, che caratterizzano anche i servizi gestiti per grandi gruppi a maggioranza pubblica, specchio di «uno Stato che non riesce ad imporre il rispetto delle regole e un approccio sociale al lavoro neanche alle aziende di cui detiene la maggioranza», denunciano i sindacati.
In un documento consegnato al Prefetto le segreterie territoriali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uil Fpc chiedono di sollecitare il Governo all’apertura di un tavolo di crisi  complessa permanente, in concerto tra i ministeri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro, «con l’obiettivo di individuare per il settore le opportune soluzioni, evitando un impatto occupazionale senza precedenti».

IL COMUNICATO DEI SINDACATI DI CATEGORIA