Allarme Cgil: crisi Tirso drammatica, si va verso i licenziamenti
La Cgil lancia un allarme per la crisi della Tirso a Muggia, sottolineando che la fase è drammatica e si va verso i licenziamenti. Questo ha sostenuto il sindacato in una conferenza stampa alla quale erano presenti una cinquantina di persone molto preoccupate per il futuro, quasi tutte donne, lavoratori che si trovano davanti all’incertezza del futuro. Martedì 17 giugno si chiuderà probabilmente un capitolo della storia industriale triestina. Con la cassa integrazione straordinaria in scadenza il 30 settembre 2025 e lo spettro dei licenziamenti collettivi all’orizzonte, l’incontro del 17 giugno con l’azienda si presenta per le 160 lavoratrici e lavoratori, oggi in cassa integrazione, come l’ultimo atto di una partita già scritta. «Sono scaduti i termini per la composizione negoziata, Roncadin si è ritirato e non ci sono state altre offerte», ha detto Fabrizio Zacchigna, segretario della Filctem Cgil Trieste. Il nodo cruciale rimane la rioccupazione, perché i settori in cui c’è richiesta di manodopera, a partire da quello turistico, offrono peggiori retribuzioni e tipologie di contratto.
Massimo Marega, segretario generale della Cgil di Trieste, sottolinea che la crisi della Tirso è solo la punta dell’iceberg che rappresenta il declino di una città un tempo vocata all’industria: «Stiamo assistendo da anni a un depauperamento del nostro tessuto industriale manifatturiero. Siamo abbondantemente sotto il 10% del Pil prodotto in questa città da parte della manifattura. Ma se penso a tutti gli spazi che sono stati lasciati vuoti non vedo la corsa a investimenti in questo settore specifico. Il rischio è la sostituzione delle imprese manifatturiere con imprese della logistica, settore che per caratteristiche impiega grandi spazi e poco personale», ha osservato Marega, citando le crisi di Wartsila, Cartubi, Colombin, e la perdita di aziende dell’alimentare, come Duke e Principe.
