Lavoro, democrazia sotto pressione e poteri globali: chi decide il futuro?
venerdì 12 giugno, al Roseto del Parco di San Giovanni alle ore 20.30 nell’ambito della 3 Giorni CGIL Trieste, si svolgerà un dibattito per chiederci che cosa sta succedendo alle nostre democrazie, al diritto internazionale e soprattutto: che cosa sta succedendo al lavoro, alle persone, alla vita concreta di chi tiene in piedi questo Paese. Il dibattito “Povere democrazie” nasce da qui: dal desiderio di attraversare le crepe del presente con uno sguardo largo, internazionale, capace di tenere insieme ciò che spesso viene raccontato come frammentato.
Al Roseto del Parco di San Giovanni il 12 giugno, si incontrano voci che il mondo lo studiano, lo raccontano, lo vivono da dentro. Roberta Nunin, che osserva come il diritto del lavoro europeo si trasforma sotto pressioni sempre più forti. Alessia De Luca, che porta la lettura geopolitica e culturale dei grandi mutamenti globali. Salvatore Marra, che ogni giorno intreccia Europa, sindacato e democrazia sociale. Domenico Quirico, che da anni attraversa guerre e frontiere per raccontare ciò che spesso non vogliamo vedere.
A guidare questo dialogo ci sarà Stefano Milani voce e sguardo di Collettiva.
La crisi delle democrazie non è un concetto astratto: è l’individualismo che cresce, la partecipazione che si assottiglia, le disuguaglianze che scavano fossati. E tutto questo si riflette sul lavoro: nei diritti che si indeboliscono, nelle solitudini che aumentano, nella fatica che non trova rappresentazione. Perché la cultura — quella che libera, che apre, che resiste — orienta il modo in cui guardiamo al lavoro, alla società, alla storia. E oggi è terreno di scontro, di egemonie, di riscritture.
Perché viviamo in un mondo attraversato da guerre, poteri economici senza confini, Big Tech che influenzano democrazie e mercati. E il lavoro è sempre lì, al centro: nelle filiere globali, nelle scelte industriali, nelle vite di chi produce valore. E infine perché il capitalismo globale e le nuove destre stanno ridisegnando il senso stesso della cittadinanza e il lavoro è il luogo in cui queste trasformazioni diventano reali, tangibili, quotidiane. Perché non possiamo limitarci a subire il mondo: vogliamo capirlo, attraversarlo, discuterlo insieme. Perché la democrazia non è un bene garantito: è un cantiere aperto, fragile e potente allo stesso tempo. E perché il lavoro — la sua dignità, la sua libertà, la sua sicurezza — è il cuore di ogni democrazia che vuole restare viva.

