Da Poste Italiane tagli di zone di recapito e aumento di carichi di lavoro

Poste Italiane ha avviato una riorganizzazione che ha previsto la soppressione di 21 zone di recapito ed il conseguente aumento del carico di lavoro nelle restanti zone. Il tutto senza l’accordo di Cgil e Uil. Questa la denuncia di Maria Cristina Davanzo per Slc Cgil Area Servizi Postali, e del segretario UILposte Trieste Michele Rossi. «Il taglio di zone ha provocato seri problemi alla cittadinanza perché ogni portalettere ha ricevuto in carico circa il 25% del territorio in più – affermano i due esponenti sindacali – visto l’aumento dei pacchi lavorati è stata poi istituita una rete corriere che ha aumentato le lavorazioni degli addetti interni allo smistamento. Nonostante ciò l’azienda ritiene sufficiente l’organico attuale, senza considerare opportuna la trasformazione in full time e adeguare l’orario delle poche lavoratrici part time che vivono con 800 euro mensili. Contemporaneamente però si chiedono prestazioni straordinarie rigorosamente al personale full time».
Ma i problemi non si fermano qui. «A ciò va aggiunto – dicono Maria Cristina Davanzo e Michele Rossi – il pericoloso precedente di aver voluto affrontare il periodo di picco di dicembre senza il rinforzo del personale con assunzioni a termine, con esiti disastrosi. Fortunatamente l’Azienda ha deciso di nominare un nuovo responsabile regionale del recapito che ci auguriamo possa trasmettere alla struttura centrale la necessità di revisionare le zone e di aumentare il personale».
C’è poi la questione del settore uffici postali: «Qui si rimarca la grave endemica carenza di personale che porta ad attese sovente oltrepassanti l’ora e sfibranti per la pazienza di qualsiasi utente; come pure l’eccesso di distacchi, ai limiti dell’ortodossia regolamentare anche di personale di consulenza fissa, che rende insostenibile per tempistica ed evasione delle esigenze della clientela il settore, inficiandone l’immagine, l’affidabilità, nonché il risultato economico reale. Discorso a parte la gestione dei lavori presso l’ufficio di San Dorligo della Valle, in appoggio all’ufficio di Borgo San Sergio, non adeguatamente supportato, per cui quest’ultimo lavora il doppio con lo stesso personale, malgrado le segnalazioni del direttore, le rimostranze del sindaco e dei sindacati pensionati Cgil e Uil».